Il welfare state non è morto, Berlino docet. Sicuri?
La risposta del direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni, Alberto Mingardi, a Federico Rampini, inviato di Repubblica, intervistato sul Foglio
6 AGO 20

Al direttore - Avrà senz’altro ragione Rampini: la Germania è “la confutazione” della tesi che vede nel vecchio stato sociale europeo, pachidermico, iperburocratizzato ed eternamente affamato di tasse una minaccia per la solidità delle nostre economie. Fra il 1996 e il
2011, in un campo non proprio periferico del welfare quale è la sanità, quel paese ha visto un aumento sostanziale degli ospedali privati for profit (+66 per cento) a fronte di una riduzione non trascurabile (-33 per cento) degli ospedali statali. I tedeschi sono legittimamente orgogliosi del loro modello sociale. Sarà per questo che preferiscono garantirgli un futuro, accettando un’iniezione di concorrenza, che erigergli compiaciuti un bel monumento funebre.
2011, in un campo non proprio periferico del welfare quale è la sanità, quel paese ha visto un aumento sostanziale degli ospedali privati for profit (+66 per cento) a fronte di una riduzione non trascurabile (-33 per cento) degli ospedali statali. I tedeschi sono legittimamente orgogliosi del loro modello sociale. Sarà per questo che preferiscono garantirgli un futuro, accettando un’iniezione di concorrenza, che erigergli compiaciuti un bel monumento funebre.
di Alberto Mingardi
-- Leggi qui l'articolo del Foglio con intervista a Federico Rampini (Repubblica) sul welfare state europeo